“Le idee non hanno bisogno di muri”

“Le idee non hanno bisogno di muri”

“Le idee non hanno bisogno di muri”

Con questa espressione Seth Siegelaud, uno dei massimi esponenti tra i mercanti dell’arte concettuale degli anni ’70, rivoluzionava i ruoli degli esperti del settore; in primis dei galleristi, aprendo questi ultimi alle forme d’arte effimera, liquida, smaterializzata e concettuale.

Ai Diritti dell’Arte va infatti riconosciuto un valore a livello pubblico poiché educano alla vita, e al tempo stesso la centralità del loro sistema si raccoglie intorno all’Artista. Ecco perché l’arte – che riflette sempre l’evoluzione della società – è una realtà dinamica che nel periodo contemporaneo ha incontrato artisti e opere differenti da quelle più classiche, già conosciute e protette dalle norme del diritto.

Se da un lato quindi il mondo giuridico conosce bene l’arte classica e ha creato eccellenti strumenti per tutelarla e proteggerla (come la disciplina sul Diritto d’Autore e Codice dei Beni Culturali, ad esempio); si irrigidisce quando si rapporta all’arte contemporanea, e ciò poiché è una forma d’arte diversa. Si tratta infatti della forma esistente di una mera idea espressa, che non è materica e non è fissata su alcun supporto ed entra quindi in conflitto con le norme sul diritto d’autore che è rimasto più tradizionale e che riconosce nell’opera d’arte una espressione che si deve manifestare ed esternalizzare.

Facciamo degli esempi.

“Il vuoto” di Yves Klein (Parigi 1958). Per questo artista Le Vide rappresenta il proprio atto creativo; i dipinti non hanno immagini, i libri sono senza parole, la musica è rappresentata da una sola nota senza alcuna composizione.

Yves Klein - 1958

Yves Klein

In sostanza il diritto è giunto – nell’evoluzione dell’arte – ad essere in grado di tutelare e proteggere tutte le forme di espressione creativa che si manifesta, anche se non si concretizza, ma non è in grado di difendere le opere concettuali poiché ha ancora bisogno di un supporto materiale.

Altro esempio sono le “parole” di Lawrence Wiener (Bronx 1942), artista visivo statunitense; oppure le “discussioni” di Ian Wilson (Durban 1940): “Nessuna immagine, nessuna fotografia. Solo una serie di asciutti certificati. Queste le uniche tracce delle conversazioni di Ian Wilson”; l’artista lavora sulla comunicazione orale volendo creare una forma d’arte che esiste solamente durante il suo svolgimento; da qui le sue Discussions. (Link: Wilson alla Villa Reale – 2012)

Tino Sehgal (Londra 1976) propone opere fatte da gente che parla o fa qualcosa. Le sue opere non possono essere fotografate, descritte o portate a casa. Possiamo dire che l’effimero rappresenta la base delle sue creazioni che si sviluppano attraverso l’uso del linguaggio, delle parole e più in generale dall’incontro e dall’iterazione degli individui (Tino Sehgal e l’arte dell’incontro. A Parigi” in Artribune – 28 novembre 2016).

Su opere come queste, il diritto deve individuare gli strumenti di protezione per le opere di ingegno, trovando difficoltà nella loro tutela effettiva perché mancano di materialità concreta. Si acuisce così la tensione tra il diritto classico e l’arte contemporanea che coinvolge direttamente i giudici chiamati ad applicare le norme tradizionali alle nuove forme d’arte.

Quando l’arte diventa idea il giudice dovrà risolvere questa tensione tra il diritto e l’arte stessa, cercando di ammorbidire da un lato la definizione di opera, ma dall’altro individuando lo stile effettivo dell’autore, che quindi non offre un’idea semplice e banale.

“Paradis” – J. Gautel – 1990

Il “caso Paradis” di Jakob Gautel (Karlsruhe 1965) è un esempio importante di “tutela dell’artista”, in cui quello che la Cour de Cassation parigina rileva è l’idea tipica (lo stile) di quell’artista (Gautel) di apporre un nome (Paradis) in una spazio (sopra la porta della toilette di un ricovero per alcolisti), che in questo modo riceve una diversa caratterizzazione e rappresenta una scelta estetica dell’artista che ne traduce la personalità. Per questo i giudici parigini riconoscono a Gautel la paternità della sua opera che era stata riprodotta in fotografia da Bettina Rheims come sfondo per un ritratto (Cour de Cassation, 13 novembre 2008).

L’arte quindi non ama essere messa in gabbia, e il compito del diritto è saperla riconoscere e proteggerla in tutte le sue forme, lasciandola libera.


Nicoletta M. Barbaglia, avvocato in Milano, professionista esperto di Diritto Civile e Diritto dell’Arte.