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TFR: cosa fare se l’azienda non paga?

Pubblicato in: Diritto del Lavoro
by Antonella Marmo
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Il Trattamento di Fine Rapporto, è un elemento della retribuzione che spetta sempre al lavoratore subordinato alla chiusura del rapporto di lavoro. Indipendentemente dalle ragioni che hanno determinato la chiusura del rapporto (es. licenziamento, dimissioni o raggiungimento dell’età pensionabile).

Il TFR viene accantonato mensilmente dal datore di lavoro. La ratio alla base dell’istituto è quella di creare una sorta di compensazione quando si verificherà l’interruzione del rapporto di lavoro. Infatti, in quel momento, la somma di denaro accantonata verrà effettivamente liquidata.

Potrebbe accadere però che il datore di lavoro, non avendo messo da parte queste somme, non risulti in grado di corrispondere al lavoratore quanto gli spetta. In questi casi la Legge prevede delle garanzie a protezione del lavoratore

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IL RECUPERO GIUDIZIALE DEI CREDITI DA LAVORO E DEL TFR

In  caso di mancato pagamento del TFR, una delle prime cose da fare è inviare una lettera di diffida al datore di lavoro. La lettera di diffida è utile a precisare la richiesta, investigando quelle che sono le effettive intenzioni del datore di lavoro.

Successivamente, qualora il datore non paghi o addirittura non riscontri la diffida, si renderà opportuno rivolgersi ad un legale per dare avvio ad un’azione di recupero (ad es. mediante un ricorso per decreto ingiuntivo).

Il Giudice del Lavoro, competente per materia, nell’arco di un paio di settimane emetterà un ordine di pagamento provvisoriamente esecutivo. Nel decreto, di prassi il Giudice ingiunge al datore di lavoro di pagare non solo quanto dovuto al lavoratore a titolo di TFR ma anche le spese legali sostenute dal lavoratore per ottenere l’ingiunzione di pagamento.

Grazie al decreto del Giudice, che in caso di mancata impugnazione equivale ad una sentenza, sarà possibile anche dare avvio alla fase esecutiva. Il lavoratore potrà ad esempio soddisfarsi congelando direttamente il conto corrente del datore di lavoro o pignorando altri beni aziendali.

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Inoltre, qualora ne ricorrano i presupposti, sarà possibile presentare un’istanza di fallimento nei confronti della società datoriale. Il fallimento, spesso, è ciò che viene temuto maggiormente sia dal datore di lavoro che dai lavoratori. Che temono appunto di vedere irrimediabilmente pregiudicate le proprie pretese creditizie.

Ma esistono alcune tutele speciali per i lavoratori. Vediamo quali sono.

IL FONDO DI GARANZIA DELL’INPS PER IL RECUPERO DEL TFR

Nel caso di fallimento dell’azienda, il lavoratore ha tutele speciali. Il lavoratore, qualora si sia insinuato nel fallimento (ovvero abbia presentato nella procedura fallimentare una domanda per ottenere il pagamento del suo credito) egli potrà rivolgersi subito e direttamente all’INPS per ricevere la liquidità non pagata.

Esiste infatti il cosiddetto Fondo di Garanzia grazie al quale per i dipendenti è possibile ottenere dall’INPS la corresponsione:

  • del TFR
  • degli ultimi tre stipendi non pagati.

Quando presentiamo queste domande all’INPS per conto dei lavoratori nostri Assistiti alleghiamo di prassi tutta la documentazione relativa all’insinuazione nel passivo fallimentare e la quantificazione del credito. L’INPS, dopo aver verificato la correttezza della domanda e della documentazione presentata, provvederà al pagamento delle somme richieste.

Insomma, anche nel caso di aziende in crisi – addirittura fallite – è molto importante agire con solerzia e in modo corretto al fine di non veder pregiudicati i propri diritti.

Per maggiori informazioni vi invitiamo a contattarci oppure a visitare la pagina del nostro sito dedicata al diritto del lavoro.

Data di pubblicazione: 7 Luglio 2020

Antonella Marmo

Avvocato dello studio legale Canella Camaiora, iscritta all’Ordine di Milano, si occupa di Diritto Commerciale e del Lavoro.
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