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Il contratto con gli attori nella produzione cinematografica

Pubblicato in: Proprietà Intellettuale
di Arlo Canella
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Tra diritto d’immagine e proprietà intellettuale, l’attore non è solo il volto di una pellicola ma spesso ne è anche l’anima, capace di attrarre pubblico, critica e finanziatori. Questo articolo esplora non solo come gli attori influenzino il successo di un film, ma anche come i loro contratti riflettano e modellino tale impatto. Dal potere contrattuale delle stelle di fama internazionale alle clausole essenziali che regolano la partecipazione degli attori, ogni aspetto dell’ingaggio può risultare determinante per il successo della produzione cinematografica.

Perché l'attore è più di un semplice interprete?

Nonostante la legge italiana non riconosca agli attori un diritto d’autore ma solo “diritti connessi”, la loro influenza va ben oltre. Attraverso la loro interpretazione, gli attori possono definire l’identità stessa di un film, influenzando la percezione e il successo dello stesso. 

Nel panorama internazionale, Martin Scorsese e Robert De Niro hanno dato vita a film che hanno segnato la storia del cinema, come “Taxi Driver” (1976) e “Toro scatenato” (1980). De Niro, è stato un elemento trasformativo capace di dare profondità a personaggi assai complessi.

Michelangelo Antonioni e Monica Vitti rappresentano un’altra collaborazione storica, con film come “L’Avventura” (1960), “La Notte” (1961) e “L’eclisse” (1962). Monica Vitti, con la sua presenza enigmatica, è diventata l’immagine stessa delle indagini esistenziali di Antonioni.

Più recentemente, Penélope Cruz  ha contribuito alla realizzazione di capolavori come “Volver” (2006) e “Tutto su mia madre” (1999). In questi film, Cruz va oltre la semplice interpretazione di un ruolo incarnando l’essenza delle figure femminili stratificate, tanto vulnerabili quanto resilienti, che occupano una posizione centrale nella narrativa di Almodóvar.

Gli attori, insieme ad altri artisti interpreti come cantanti e musicisti, sono tutelati dall’articolo 80 della Legge sulla protezione del diritto d’autore, che conferisce loro il diritto esclusivo di autorizzare l’uso delle loro prestazioni in varie forme, inclusa la fissazione, la riproduzione e la comunicazione al pubblico. L’articolo 81 consente inoltre agli artisti di opporsi a qualsiasi uso delle loro prestazioni che possa danneggiare il loro onore o la loro reputazione, garantendo un controllo significativo sulla gestione dello sfruttamento derivato della loro interpretazione.

Inoltre, l’articolo 83 riconosce il diritto degli artisti di essere adeguatamente citati e riconosciuti nelle comunicazioni pubbliche delle loro prestazioni, e di ricevere un equo compenso per l’uso commerciale delle stesse. L’articolo 84 precisa che, sebbene si presuma la cessione dei diritti connessi al momento della firma del contratto, gli artisti mantengono il diritto a un equo compenso per gli utilizzi successivi.

A livello internazionale, la protezione degli attori è rafforzata dalla Convenzione di Roma per la protezione degli artisti interpreti ed esecutori, e dalla Direttiva 2006/115/CE dell’Unione Europea, che regola i diritti connessi al diritto d’autore. Queste normative internazionali confermano e integrano la legislazione italiana, sottolineando l’importanza del riconoscimento del contributo degli attori all’arte cinematografica e alle altre forme di espressione culturale, non solo come interpreti, ma come collaboratori essenziali nel settore della produzione cinematografica.

Come vengono stabiliti i compensi degli attori nel cinema?

Il compenso degli attori nel mondo del cinema è determinato da una varietà di fattori, tra cui notorietà, ruolo ricoperto e il budget complessivo del film. In Italia, i recenti accordi sindacali hanno stabilito dei minimi salariali per garantire una remunerazione dignitosa agli attori meno noti, con compensi giornalieri che variano dai 650 ai 1.100 euro a seconda del ruolo e del tipo di produzione, come evidenziato da un articolo del Il Sole 24 Ore (per approfondire: “Cinema, accordo sul primo contratto nazionale degli attori: minimi tabellari e tavolo sull’Ai”, si veda anche Fisco e Tasse: “Nuovo CCNL attori e interpreti in vigore dal 1 marzo”, il testo del CCNL siglato il 20 dicembre 2023 è disponibile sul sito di Anica).

Al contrario, soprattutto nel contesto internazionale, le star di grande fama possono negoziare compensi straordinariamente elevati. Secondo un report di Forbes Italia, Adam Sandler ha guadagnato circa 73 milioni di dollari nel solo 2023, posizionandosi al vertice della lista degli attori più pagati, grazie ai suoi film su Netflix e alla sua libertà creativa accordatagli dalla piattaforma (per approfondire: “Da Adam Sandler a Margot Robbie: chi sono le 10 star del cinema più pagate del 2023”).

Questi dati non solo evidenziano le stratosferiche differenze salariali nel settore, ma evidenziano anche l’importanza delle negoziazioni contrattuali, perlopiù curate dai sindacati nel caso degli attori di piccolo calibro, e da manager professionisti per le stelle nascenti e per gli artisti più affermati. Le trattative contrattuali, in particolare, svolgono un ruolo determinante nella definizione dei compensi, permettendo agli attori anche di negoziare percentuali sui profitti dei film che possono incrementare notevolmente i loro guadagni totali.

Un esempio notevole per il 2023 è stato il fenomeno “Barbenheimer“, con i film “Barbie” e “Oppenheimer” che hanno dominato il botteghino. “Barbie” ha incassato 1,4 miliardi di dollari a livello mondiale (per approfondire: “Quando marchi, brevetti e controversie legali contribuiscono a creare una redditizia icona pop: Barbie”), mentre “Oppenheimer” ha sfiorato il miliardo, dando una prova tangibile del fatto che partecipare a un blockbuster rimane uno dei metodi più accreditati, per un attore, di consolidare la propria carriera ed incrementare il proprio patrimonio personale attraverso un ritorno in percentuale sulle vendite.

Il successo commerciale e la visibilità acquisita tramite le produzioni cinematografiche di successo permettono agli attori di guadagnare compensi base sempre più significativi e di beneficiare di accordi vantaggiosi relativi alla partecipazione nei profitti, consolidando il loro status e il loro potere negoziale nel settore.

Qual è l'importanza della clausola "pay or play" nel cinema?

La clausola “pay or play” è un elemento ricorrente nei contratti che coinvolgono attori e produttori, perché assicura il pagamento del compenso indipendentemente dal fatto che il progetto cinematografico venga poi realizzato o meno. Questa clausola stabilisce che, una volta firmato il contratto, la produzione è obbligata a pagare l’artista anche se decide di non utilizzare la sua prestazione nel film finale o se il film non viene prodotto.

Un caso piuttosto rilevante, anche se inverso, è quello della star Kim Basinger che, nonostante si fosse impegnata a partecipare al film “Boxing Helena“, si ritirò prima dell’inizio della produzione. Di conseguenza, la casa di produzione, Main Line Pictures, trascinò in giudizio l’attrice. La sentenza di primo grado condannò l’attrice a pagare una penale di 8,1 milioni di dollari, come riportato dal Washington Post, per aver violato il contratto (si v. “Basinger and the new dropouts sul Washington Post del 25 luglio 1994). Successivamente, poiché in appello la decisione sarebbe stata riformata in favore dell’attrice, pare che le parti abbiano trovato un accordo bonario: Basinger avrebbe pagato alla Main Line Pictures una somma inferiore alla penale iniziale (si v. “Basinger ‘Boxing’ Suit Settledsu Variety).

Tuttavia, il caso Basinger vs. Main Line Pictures ha gettato le basi per un cambio di paradigma, enfatizzando l’importanza di clausole come la “pay or play”, deputate a proteggere sia le case di produzione che gli artisti coinvolti. 

Per i produttori, l’assicurazione di poter contare sulla partecipazione degli artisti con cui hanno stipulato contratti è fondamentale ai fini della pianificazione e del finanziamento dei progetti. Allo stesso tempo, la clausola protegge gli artisti garantendo loro una compensazione economica anche in caso di cambiamenti o annullamento della produzione.

Diverso è il caso dei “nominal payments”, corrispettivi  iniziali più contenuti, riservati agli attori, durante la pre-produzione, per consentire al produttore di spendere il nome nelle fasi iniziali. Sia chiaro, i nominal payments non hanno nulla a che vedere con le più sostanziali garanzie finanziarie offerte dalle clausola “pay or play”. Mentre i nominal payments sono utili per vincolare un artista al progetto durante le fasi esplorative, la clausola “pay or play” offre una sicurezza economica completa, in vista della produzione.

La risalente vicenda della Basinger ha influenzato significativamente l’industria cinematografica, rendendo gli attori più cauti nel prendere impegni e i produttori più attenti nella redazione dei contratti, evidenziando ancora di più la complessità legale e la rilevanza delle trattative contrattuali nel cinema.

Perché le clausole di esclusiva possono influenzare la carriera di un attore?

Le clausole di esclusiva sono accordi contrattuali che limitano la libertà dell’attore di partecipare ad altri progetti cinematografici, televisivi o di altro tipo durante le fasi di produzione e talvolta anche di distribuzione di un film. Queste clausole sono concepite per garantire la completa disponibilità dell’attore per il progetto a cui si è impegnato, assicurando che non ci siano conflitti di interesse o di tempo che possano compromettere l’andamento della produzione.

L’imposizione di queste restrizioni può avere un impatto significativo sulla carriera di un attore. Da un lato, la clausola di esclusiva può offrire la sicurezza di un impegno professionale continuativo e ben remunerato durante la durata del progetto. Dall’altro, può anche limitare le opportunità di lavoro dell’attore, impedendogli di accettare altri ruoli che potrebbero arricchire la sua esperienza e visibilità.

Inoltre, l’esclusiva durante la distribuzione del film può rendersi necessaria in ragione della partecipazione a campagne promozionali e eventi mediatici, che mentre aumentano la visibilità dell’attore, possono ulteriormente restringere la sua disponibilità per altri progetti. Questo aspetto della clausola di esclusiva può essere particolarmente stringente, poiché la promozione di un film può spesso estendersi per molti mesi.

Le clausole di esclusiva richiedono quindi una valutazione attenta da parte degli attori e dei loro agenti, poiché mentre offrono opportunità di impegno stabile e di alta visibilità, impongono anche limitazioni significative alla libertà professionale dell’attore e alla sua capacità di gestire liberamente la sua carriera sul mercato cinematografico e televisivo.

Come funzionano le clausole di "morality" nei contratti degli attori?

Le clausole di moralità sono inserite nei contratti degli attori per permettere ai produttori di film di proteggersi contro comportamenti dell’attore che potrebbero danneggiare l’immagine del film o della produzione. Queste clausole emergono al verificarsi di comportamenti potenzialmente dannosi da parte degli attori coinvolti nelle grandi produzioni.

Un caso rilevante riguarda Jonathan Majors, attore emergente nel Marvel Cinematic Universe (MCU), dove interpreta il ruolo di Kang il Conquistatore, un antagonista chiave nei prossimi film della serie.

Majors è stato recentemente accusato di aggressione e molestie, un evento che ha messo in difficoltà Disney, la casa produttrice dei film del MCU (per approfondire: “So What Is Disney Going to Do About Jonathan Majors?”). Le accuse includono aggressione fisica e verbale durante un alterco con una donna, che ha portato al suo arresto.

Questo “incidente reputazionale” sottolinea correttamente le questioni sottese alle c.d. morality clauses. Se da un lato tali clausole consentono ai produttori di dissociarsi da comportamenti che potrebbero riflettersi negativamente sui loro progetti, dall’altro lato devono comunque gestire la delicata situazione pubblica che nasce quando un attore chiave viene coinvolto in scandali. Nel caso di Majors, la sua partecipazione nel MCU potrebbe venir messa seriamente in discussione, disperdendo gli investimenti già profusi per l’introduzione del personaggio di Kang nei film precedenti e, quindi, la sua continuità nel franchise.

La gestione di queste situazioni richiede un grande equilibrio tra investimenti, responsabilità legali e immagine pubblica, soprattutto per major come la Disney, particolarmente legata ad un target giovanile, legato alle famiglie e all’infanzia.

Riproduzione riservata ©
Data di pubblicazione: 30 Aprile 2024
Ultimo aggiornamento: 7 Maggio 2024
Avv. Arlo Cannela

Avvocato Arlo Canella

Managing Partner dello studio legale Canella Camaiora, iscritto all’Ordine degli Avvocati di Milano, appassionato di Branding, Comunicazione e Design.
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