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È possibile proteggere un “concept” o un “modello organizzativo”?

Pubblicato in: Proprietà Intellettuale
di Arlo Canella
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Al centro dell’economia moderna, la questione della protezione dei “concept” e dei “modelli organizzativi” attraverso la proprietà intellettuale emerge come un tema di fondamentale importanza.

Economia della conoscenza e proprietà intellettuale.

La proprietà intellettuale rappresenta un aspetto fondamentale dell’economia moderna, sia in Italia che a livello globale poiché tutela le creazioni dell’intelletto umano: dalle invenzioni al design, dai software al know-how riservato. In Italia, il quadro normativo della proprietà intellettuale è principalmente delineato dal Codice della Proprietà Industriale (D.Lgs. 30/2005), che regola brevetti, marchi, disegni e modelli e dalla normativa sul diritto d’autore, Legge 22 aprile 1941, n. 633 e successive modificazioni. A livello internazionale, vi sono numerose convenzioni e trattati, tra cui l’Accordo TRIPS (Trade-Related Aspects of Intellectual Property Rights), che armonizza la protezione della proprietà intellettuale tra i membri dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) e la Convenzione di Berna per la protezione delle opere letterarie e artistiche (conosciuta anche come Convenzione Universale sul Diritto d’Autore), adottata a Berna del 1886.

I temi della protezione di concept e modelli organizzativi, nel contesto della proprietà intellettuale, sono questioni particolarmente sfidanti. La loro importanza deriva dal crescente rilievo dell’ “economia della conoscenza”. Questa espressione, coniata da Peter Drucker, sottolinea in effetti il ruolo centrale delle idee e delle informazioni nella generazione di valore. Idee innovative e sistemi organizzativi efficienti possono rappresentare un vantaggio competitivo decisivo, tuttavia, la tutela legale di tali asset intellettuali solleva questioni giuridiche complesse. 

Se da un lato la protezione delle invenzioni tecniche, dei marchi e dei disegni è ben delineata, la salvaguardia delle idee iniziali e dei sistemi organizzativi si muove in una zona grigia, dove saper distinguere l’idea pura e la sua manifestazione concreta diventa fondamentale. In un’epoca caratterizzata da un’intensa attività innovativa e da rapidi cambiamenti tecnologici, comprendere i limiti e le possibilità offerte dalla normativa vigente per proteggere tali asset diventa essenziale per imprese e professionisti.

Questi temi sono di particolare rilevanza non solo per il loro impatto diretto sui diritti di proprietà intellettuale, ma anche per le implicazioni che hanno sulle strategie aziendali, sulla gestione dell’innovazione e sullo sviluppo di nuovi modelli di business. La capacità di proteggere efficacemente un concept o un modello organizzativo può infatti tradursi in un significativo vantaggio competitivo, consentendo alle imprese di capitalizzare l’innovazione e difendersi da possibili imitazioni.

La protezione dei “concept”

Nel mio precedente articolo “L’ideazione di ‘concept’ e ‘personaggi’ per campagne pubblicitarie: una guida ai diritti e ai contrattiho esplorato le dinamiche contrattuali e le implicazioni legali legate alla creazione di concept e personaggi originali, enfatizzando l’importanza di comprendere appieno i diritti d’autore e le modalità di cessione. 

Ebbene, la protezione legale di un concept tramite il diritto d’autore richiede che l’idea alla base sia stata sviluppata e cristallizzata in una forma che la renda identificabile e distintiva. Non si tutela l’idea astratta ma l’espressione concreta di essa. 

Ad esempio, un concept per una campagna pubblicitaria diventa tutelabile quando attraversa il confine dell’astrattezza per acquisire una forma chiara, dettagliata, e originalmente elaborata, tale da poter essere riconosciuta come unica e di proprietà dell’autore.

Approfondendo questa tematica, il presente contributo si focalizza invece sulla protezione dei concept all’interno del più ampio contesto dell’economia della conoscenza. Nel contesto dei concept di matrice economica, l’approccio alla tutela della proprietà intellettuale assume sfaccettature particolarmente specifiche. 

Anche se rimane imprescindibile la necessità di concretizzazione per una protezione formale, strategie alternative come il mantenimento del segreto fino al lancio e lo sfruttamento del vantaggio competitivo garantito dalla posizione di primo entrante giocano un ruolo cruciale (faccio rimando al mio articolo: “si può proteggere un’idea commerciale?”)

Questo aspetto si manifesta, ad esempio, nel mantenimento della riservatezza sui dettagli operativi e strategici di una nuova iniziativa commerciale o in un’innovazione di processo fino al momento del suo effettivo ingresso nel mercato.

Parallelamente, nel caso di piattaforme innovative, specialmente quelle basate su software come i sistemi SasS (Software as a Service), la tutela assume una dimensione più tecnica e legata alla protezione del codice sorgente e alla sua progressiva ottimizzazione sulla base dei dati. 

Qui, la salvaguardia dei diritti non si concentra tanto sul “concept” in sé, quanto sulla realizzazione tecnica, sulle banche dati associate e sulle peculiarità del software che lo rendono operativo. 

La protezione legale attraverso il diritto d’autore del software, i brevetti per invenzioni implementate per mezzo di computer, o la custodia dei codici sorgente, diventano strumenti fondamentali per preservare il valore dell’innovazione.

Inoltre, la protezione di un concept economico attraverso la tutela del software correlato implica anche una gestione contrattuale accurata sia in fase di sviluppo sia in relazione alle licenze e alla distribuzione del software (aspetti che contribuiscono a delineare il perimetro dell’esclusiva e del controllo da parte del titolare dei diritti).

La strategia di tutela per i concept economici si distanzia quindi significativamente rispetto a quella applicabile ai concept creativi nel senso tradizionale. La focalizzazione si sposta dalla mera idea innovativa alla sua applicazione pratica e alla creazione di barriere all’entrata per i concorrenti, sia mediante il segreto commerciale che attraverso la protezione legale degli strumenti operativi che permettono l’attuazione del concept.

La tutela dei “modelli organizzativi”

Nel panorama aziendale contemporaneo, caratterizzato da un’intensa dinamicità e da una forte componente innovativa, la tutela dei modelli organizzativi assume un’importanza strategica. Alla luce delle considerazioni precedentemente esposte, emerge chiaramente che la protezione di tali modelli non si limita a un unico strumento giuridico o tecnologico, ma richiede un approccio integrato, che combini diverse strategie di salvaguardia.

  1. Il primo pilastro di questo approccio è la protezione delle informazioni aziendali, che passa attraverso la gestione accurata dei segreti commerciali e la digitalizzazione dei processi. Quest’ultima non solo incrementa l’efficienza e la resilienza aziendale ma contribuisce anche a creare barriere all’entrata attraverso la complessità e l’unicità dei sistemi implementati. In questo contesto, la sicurezza informatica e la gestione dei diritti d’accesso emergono come elementi fondamentali per prevenire fughe di informazioni e accessi non autorizzati ai dati critici dell’azienda.
  2. Il secondo asse portante riguarda la protezione di software e piattaforme aziendali che sostengono i modelli organizzativi. Questa si articola attraverso la registrazione dei diritti d’autore sui software, la brevettazione delle invenzioni tecnologiche (ove applicabile) e l’adozione di misure tecniche di protezione come la crittografia e sistemi avanzati di cybersecurity. L’obiettivo è difendere l’integrità e la disponibilità esclusiva delle soluzioni tecnologiche che permettono l’implementazione effettiva dei modelli organizzativi.

Infine, quando le strategie preventive e di protezione diretta non bastano, le imprese possono avvalersi della tutela giuridica contro la concorrenza sleale. In particolare, in casi di parassitismo commerciale, dove un concorrente imita la condotta del concorrente e ne sfrutta sistematicamente le iniziative, l’articolo 2598 del codice civile italiano offre uno strumento legale flessibile per contrastare tali pratiche. Questo tipo di azione permette di salvaguardare i  modelli organizzativi e l’intero ecosistema di valori e conoscenze che caratterizza l’impresa, a condizione che l’appropriazione vada oltre la semplice ripresa di concetti, principi economici ed idee astratte.

Casi pratici e raccomandazioni legali

La consulenza legale in materia di proprietà intellettuale si configura come un servizio proattivo il cui scopo è fornire al cliente una comprensione approfondita del contesto legale relativo alla sua situazione o al suo progetto. 

Questo tipo di approccio è fondamentale per le imprese che desiderano proteggere asset immateriali, come concept o modelli organizzativi, in quanto si sostanzia in una guida strategica su come gestire tali asset e massimizzare il loro ruolo strategico.

Un’azienda che intende lanciare una nuova piattaforma tecnologica, ad esempio, potrebbe trarre vantaggio dalla consulenza legale perché questa le consentirebbe di comprendere meglio le varie opzioni di tutela disponibili, muovendosi in conformità con le migliori pratiche del settore.

L’assistenza legale, d’altro canto, viene attivata quando è necessario affrontare una questione legale concreta, come una controversia o una negoziazione contrattuale. In questi contesto, l’avvocato agisce per conto del cliente, mettendo in campo la propria esperienza per risolvere il problema o per ottenere il miglior risultato strategico possibile.

Ad esempio, quando un concorrente imita il modello di un’altra azienda o riproduce sistematicamente le sue iniziative commerciali, può compromettendone significativamente il vantaggio competitivo: l’assistenza legale in questi casi può vagliare le azioni per la tutela contro la concorrenza sleale parassitaria o, ad esempio, per agire la salvaguardia di altri diritti.

Una consulenza legale preventiva, invece, può prevenire tali situazioni o gettare le basi per difendersi meglio (e più efficientemente) in caso di attacco.

Considerata la complessità delle normative che regolano la proprietà intellettuale e l’importanza critica di proteggere adeguatamente l’innovazione è vivamente consigliato rivolgersi a consulenti legali specializzati in questo ambito. Uno studio legale con esperienza specifica nella proprietà intellettuale può offrire non solo consulenza e assistenza di alto livello ma può anche agire come un partner strategico.

Riproduzione riservata ©
Data di pubblicazione: 11 Febbraio 2024
Avv. Arlo Cannela

Avvocato Arlo Canella

Managing Partner dello studio legale Canella Camaiora, iscritto all’Ordine degli Avvocati di Milano, appassionato di Branding, Comunicazione e Design.
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