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Come tracciare il confine tra ispirazione e plagio?

Pubblicato in: Proprietà Intellettuale
di Arlo Canella
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Il concetto di liberamente ispirato a rappresenta un spazio intrigante e spesso problematico nel complesso universo del diritto d’autore e del copyright.

Il termineliberamente ispirato a…” è frequentemente utilizzato nel mondo creativo per indicare che un’opera ne evoca un’altra, incorporando elementi riconoscibili ma introducendo anche novità sostanziali. Tuttavia, l’uso di questa espressione non vi assolve automaticamente dal rischio di plagio o di subire altre conseguenze legali, in particolare se l’opera originale non è nel pubblico dominio e i diritti d’autore o d’immagine non sono stati gestiti in modo corretto.

Quando un autore dichiara di essersi liberamente ispirato a… qualcosa, si avvicina pericolosamente a condotte illecite sia da un punto di vista autoriale che di diritto d’immagine. L’espressione, invero piuttosto diffusa, potrebbe risultare giuridicamente quasi un’ammissione di colpa, il riconoscimento di un debito che l’autore sente di avere e di dover dichiarare. 

Ebbene, anche in presenza di una certa trasformazione o reinterpretazione dell’originale, la buona fede implicita nella dichiarazione “liberamente ispirato a…” non può garantire, di per sé stessa, la correttezza legale della condotta “appropriativa” adottata.

Sicuramente lecito, ad esempio, è l’approccio del filmAmadeus” di Miloš Forman che è liberamente ispirato alla vita del celebre musicista Wolfgang Amadeus Mozart. Questa pellicola, oltre ad aver vinto innumerevoli premi (tra i quali otto Oscar, quattro Golden Globe, altrettanti BAFTA e tre David di Donatello) viene ricordata da molti per il modo suggestivo e coinvolgente in cui viene narrata l’invidia e la rivalità che Antonio Salieri nutre nei confronti di Mozart. Tale espediente narrativo risulta di dubbia attendibilità storica, ma serve come potente leva drammatico-attrattiva. Insomma, in questo caso si può ben dire che il film “Amadeus” sia liberamente ispirato a fatti e personaggi realmente esistiti, non ha generato alcuna controversia legale al riguardo perché si basa sceneggiatura scritta da Peter Shaffer, a sua volta derivata dalla sua stessa opera teatrale originale, i cui diritti sono stati ritualmente acquisiti dal produttore prima della realizzazione del film. Inoltre, non ci sono stati problemi di diritti di immagine in ragione della storicità dei personaggi coinvolti.

  • Anche “Ulysses” di James Joyce, è liberamente ispirato all’Odissea di Omero. L’opera di Joyce ricalca la struttura dell’epico viaggio di Ulisse trasportandolo, in un solo giorno (il 16 giugno 1904) nel quotidiano di Leopold Bloom a Dublino. “Ulysses” di James Joyce è decisamente una delle opere letterarie del ‘900, ha avuto diverse problematiche legali per accuse di oscenità, che ne hanno ritardato la pubbblicazione e divulgazione, ma tra queste accuse non vi è quella di plagio. Nonostante i continui parallelismi con l’opera di Omero, infatti, quest’ultima è ben salda nel c.d. pubblico dominio (per approfondire: “Opere in pubblico dominio: guida breve per lo sfruttamento commerciale”). 
  • Simile è il caso di “West Side Story” che traspone l’immortale vicenda di Romeo e Giulietta negli anni 50. Essendo anche l’opera di Shakespeare nel pubblico dominio, non ci sono state controversie in tema di diritto d’autore.
  • Un esempio più sottile nel mondo delle serie televisive è “House M.D.“, il cui protagonista, il Dr. Gregory House, è chiaramente ispirato da Sherlock Holmes di Sir. Arthur Conan Doyle. Proprio come Holmes, House utilizza metodi deduttivi per risolvere casi medici complessi, ed è caratterizzato da tratti personali problematici simili a quelli del famoso detective, come l’isolamento sociale e la dipendenza da sostanze. Inoltre, il suo rapporto con il Dr. James Wilson riflette la dinamica tra Holmes e il Dr. Watson, evidenziando ulteriormente come le figure letterarie classiche possano essere rielaborate per adattarsi a nuovi contesti e formati, mantenendo l’essenza del personaggio originale mentre si esplorano nuovi ambienti ed atmosfere narrative.
  • La dicitura liberamente ispirato a...” può adattarsi efficacemente perfino al mondo dei videogiochi. “Assassin’s Creed“, la creazione videoludica della Ubisoft, è liberamente ispirata a eventi e figure storiche realmente esistite, mescolando artisticamente riferimenti storici con l’avanzamento nel gioco, per rendere la sua atmosfera più reale e coinvolgente. Il primo gioco del franchise, ad esempio, è ambientato durante il periodo delle Crociate e il giocatore interpreta il ruolo di Altair Ibn-La’Ahad, Saladino, un assassino impegnato in una lotta segreta contro i Templari. Negli vari episodi del media franchise compaiono personaggi come Riccardo I d’Inghilterra, cuor di leone, così come le ambientazioni storiche variano da gioco a gioco, arrivando ad includere, ad esempio, quella rinascimentale con l’apparizione, come special guest star di Leonardo da Vinci.

Insomma, il termine “liberamente ispirato a…” non può  essere considerato come un lasciapassare ma deve essere utilizzato in modo legalmente appropriato, come nei casi descritti.

La rielaborazione intellettuale è un aspetto fondamentale tanto nella creatività umana come nel diritto d’autore, ma quando i diritti di un’opera originale sono ancora “attivi”, il tasso di trasformazione deve essere tale da rendere l’opera completamente nuova se non addirittura indipendente. Il suo “messaggio artistico” deve cambiare radicalmente altrimenti si rischia di incorrere nella condotta legalmente illecita definita plagio o contraffazione. Approfondiamo questi temi.

Come riconoscere plagio e contraffazione?

Il diritto d’autore, secondo l’articolo 9 comma 2 dell’Accordo TRIPS, protegge le espressioni e non le idee. In Italia, la normativa di riferimento è costituita dagli articoli 2575 e seguenti del Codice Civile italiano e dalla legge 633 del 1941, che definisce le opere protette come quelle dell’ingegno di carattere creativo che appartengono alle scienze, alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, all’architettura, al teatro e alla cinematografia, in qualunque modo o forma espressi.

Pertanto, l’ispirazione, per essere considerata legittima, deve prendere le mosse da idee generali o particolari, mescolate però con altre idee, o deve riferirsi ai cosiddetti archetipi ormai nel pubblico dominio. In ogni caso, il “messaggio autoriale” dovrà essere nuovo e personale, rispetto ai precedenti. Questo processo, noto come “rielaborazione creativa”, deve giungere a una formalizzazione sufficientemente nuova da sganciarsi dalle opere precedenti.

Questo tipo di valutazione dell’originalità creativa è tutt’altro che banale e varia a seconda del tipo di opera, perché può essere molto diversa l’attività di valutazione dell’originalità di una canzone rispetto a quella che riguarda un testo letterario, un software o una scultura, così come saranno diversi i periti coinvolti nella valutazione.

Tuttavia, quando l’opera originale è chiaramente riconoscibile nell’opera derivata, senza una sufficiente trasformazione, potrebbe essere accertato dal giudice il plagio o la contraffazione/usurpazione dell’opera.

Per la precisione, la giurisprudenza e la dottrina parlano di:

  • “plagio”, quando vi è la violazione del diritto d’autore dell’opera, ovvero quando il plagiario si afferma autore dell’opera che in realtà appartiene a un altro: la fattispecie di plagio determina, pertanto, sia la violazione dell’esclusiva economica prerogativa del titolare sia la violazione del diritto morale d’autore;
  • “contraffazione” quando la violazione consiste nello sfruttamento del diritto patrimoniale dell’autore, in altre parole, può esistere il caso di chi sfrutta l’opera altrui senza permesso, riconoscendo però la paternità al vero autore.

In altre parole, quando si ammette di essersi liberamente ispirati ad altri, si sta confessando esplicitamente la derivazione dell’opera e, se questa non è caduta in pubblico dominio o non è stata sufficientemente trasformata al punto da essere resa irriconoscibile o mutando il messaggio artistico dell’opera stessa, si ricade nel plagio o nella contraffazione (per approfondire: “Opere in pubblico dominio: guida breve per lo sfruttamento commerciale”). 

Insomma, l’asserzione, “liberamente ispirato a…”, in alcuni casi, potrebbe risultare addirittura confessoria dell’illecito.

A costo di risultare ripetitivo, si ha ispirazione legittima, quando un autore prende un’idea e la mescola con altre, o utilizza un archetipo narrativo nel pubblico dominio. È più che legittimo trattare un concetto generale ed esprimerlo con stile e tecnica proprie (c.d. rielaborazione creativa), magari mantenendo l’essenza del messaggio ma cambiando la forma espressiva. Quando invece, l’opera o le idee altrui sono chiaramente riconoscibili in un lavoro evidentemente derivativo, allora si parlerà propriamente di contraffazione o usurpazione dell’opera. Approfondiamo però lo stuzzicante tema degli archetipi attraverso un esempio concreto.

Gli archetipi e il caso "La forma dell’acqua"

Gli archetipi sono modelli universali, simboli, incarnati da personaggi o situazioni che ricorrono frequentemente nella narrazione. Questi schemi sono presenti in miti, leggende, letteratura e altre forme di espressione culturale. Carl Jung, il celebre psicologo, ha definito gli archetipi come parte dell’inconscio collettivo: “l’archetipo risiede nella tendenza. Rappresentando tali motivi per noi, una rappresentazione che può variare notevolmente nei dettagli, senza perdere il suo schema fondamentale” (per approfondire: “L’Homme et ses symboles” di C. Jung). 

Le trame archetipiche più classiche includono storie di eroi, l’eterna lotta tra il bene e il male e storie d’amore. Ad esempio:

  • Il viaggio dell’eroe come quello di Ulisse nell’Odissea, di Frodo Baggins nel Signore degli anelli, di Luke Skywalker in Star wars;
  • Il mostro e la fanciulla dove una creatura minacciosa si innamora di una giovane donna, la bella e la bestia, King Kong, Il fantasma dell’opera, Twilight di Stephenie Meyer.
  • La redenzione, come quella di Ebenezer Scrooge in Canto di Natale di Dickens oppure quella di Jean Valjean nei Miserabili di V. Hugo, un personaggio compie un viaggio interiore o metaforico per comprendere se stesso, i propri difetti e migliorare se stesso.

Insomma, gli archetipi sono schemi narrativi comuni che sono stati rielaborati con infinite varianti, permettendo agli autori di creare opere nuove e originali partendo da elementi condivisi e certamente emozionanti.

La forma dell’acqua (“The Shape of Water“) è un film diretto da Guillermo del Toro, uscito nel 2017, che ha vinto diversi premi, tra cui l’Oscar per il miglior film. Racconta la storia di una donna che si innamora di una creatura anfibia tenuta prigioniera in un laboratorio governativo. La trama può essere agevolmente ricondotta almeno ad uno degli archetipi citati. 

In verità, senza voler “spoilerare il film a chi non avesse ancora avuto occasione di vederlo, la trama attiva nel pubblico diversi temi e personaggi archetipici, oltre a “il mostro e la fanciulla“, anche “l’orfano“, “l’emarginato“, “il salvatore“, “il tiranno/oppressore“, “il complice“, e “la trasformazione/redenzione“, ciascuno dei quali contribuisce a tessere una storia e emotivamente coinvolgente.

Ebbene, subito dopo l’uscita del film, sono state avanzate diverse accuse di plagio.

David Zindel, figlio del vincitore del premio Pulitzer Paul Zindel, ha fatto causa alla Fox Searchlight pictures produttrice deLa forma dell’acquaper aver riproposto un’opera originale di suo padre: Let Me Hear You Whisper. Quest’ultima, andata in onda in tv per la prima volta nel 1969, racconta di un’addetta alle pulizie, impiegata presso un laboratorio di ricerca, che fa amicizia con una creatura acquatica, un delfino, che poco a poco impara a parlare e a comunicare con lei. La donna tenta di liberarlo, ma il delfino purtroppo alla fine del film viene ucciso.

La Corte ha osservato che le opere, pur condividendo la premessa di base di un dipendente di una struttura scientifica che decide di liberare una creatura sottoposta a esperimenti, ha sottolineato che questo concetto è troppo generale per essere protetto dal diritto d’autore. Pur riconoscendo alcune piccole somiglianze nelle scelte narrative, ad esempio il fatto che il personaggio principale fosse un impiegato e che il piano di fuga prevedeva l’uso di un carrello della lavanderia, il tribunale ha ritenuto che “le somiglianze generalmente finissero lì” (per approfondire: “Zindel contro Fox Searchlight Pictures, Inc., et al.”).

Anche Jean-Pierre Jeunet (per intenderci, il regista de “Il favoloso mondo di Amelie”), ha accusato Del Toro di plagio. In questo caso, solo per una scena a dire di Jeunet derivata dal sui film “Delicatessen”. Due dei protagonisti mimano dal letto/divano, stando seduti, i passi di danza di un vecchio film alla tv (si parla del confronto tra le scene su ciakclub.it e Indiewire). In questo caso però, alle affermazioni di Jeunet non è stato dato alcun seguito legale.

Gli elementi analizzati dai giudici per valutare il plagio di un film, o di una scena, possono includere: la sequenza di immagini, le idee centrali, i dialoghi, l’atmosfera, l’ambientazione, il ritmo, le caratteristiche, il ruolo e l’evoluzione dei personaggi, la musica.

Nel considerare questi elementi, soprattutto alla luce del substrato precedente, è evidente come opere apparentemente simili possano risultare in realtà molto diverse tra loro. A ben pensarci la narrazione che include una creatura, con caratteristiche umane, sottoposta ad esperimenti scientifici, cui ci si lega emotivamente il protagonista e che si tenta di liberare sono molti:  E.T. l’extra-terrestre” (1982), “Splash – Una sirena a Manhattan” (1984), “Free Willy” (1993), etc. 

È evidente, quindi, come le opere d’arte si ispirino spesso a temi universali, archetipici o divenute tali. La questione della violazione del copyright e delle accuse di plagio, tuttavia, ci porta a un’altra domanda fondamentale: è consentito citare apertamente opere altrui o parti di esse. Se si, entro quali limiti?

È consentito citare apertamente le opere altrui?

Lacitazione” di opere altrui è un argomento molto diverso dal plagio in senso stretto. In Italia e nell’Unione Europea, la normativa regola specificamente l’attività di citazione per bilanciare i diritti degli autori con quelli della collettività in tema di libertà di espressione e di diffusione della cultura.

In ambito europeo, l’articolo 5 della Direttiva 2001/29/CE elenca espressamente le eccezioni e le limitazioni ai diritti d’autore, inclusa la possibilità di fare “citazioni”, a condizione che siano conformi agli usi e che venga menzionata chiaramente la fonte ovvero il nome dell’autore o del titolare dei diritti. 

La direttiva del 2001 è stata modificata due volte, la prima dalla Direttiva (UE) 2017/1564 per consentire alcuni utilizzi delle opere a beneficio delle persone non vedenti, con disabilità visive o con altre difficoltà nella lettura di testi a stampa, la seconda dalla celebre Direttiva Copyright” ovvero la Direttiva (UE) 2019/790.

In Italia, in linea con la normativa europea, l’art. 70 della legge sul diritto d’autore disciplina le principali eccezioni al diritto d’autore, prevedendo testualmente che: “Il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o di parti di opera e la loro comunicazione al pubblico sono liberi se effettuati per uso di critica o di discussione, nei limiti giustificati da tali fini e purché non costituiscano concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera; se effettuati a fini di insegnamento o di ricerca scientifica l’utilizzo deve inoltre avvenire per finalità illustrative e per fini non commerciali.” Inoltre, “Il riassunto, la citazione o la riproduzione debbono essere sempre accompagnati dalla menzione del titolo dell’opera, dei nomi dell’autore, dell’editore e, se si tratti di traduzione, del traduttore, qualora tali indicazioni figurino sull’opera riprodotta”.

Dalla lettura della norma, possiamo quindi desumere che:

  1. la citazione deve essere fatta per fini di critica, discussione, insegnamento o ricerca;
  2. la citazione deve riguardare un breve estratto dell’opera, non l’intera opera o una parte sostanziale di essa;
  3. è obbligatorio menzionare l’autore dell’opera e la fonte da cui è tratta;
  4. la citazione non deve costituire una concorrenza all’opera originale, cioè non deve pregiudicare i diritti economici dell’autore.

Inoltre, il comma 1-bis dell’art. 70 bis (inserito dalla L. 09/01/2008, n. 2) prevede che “è consentita la libera pubblicazione attraverso la rete internet, a titolo gratuito, di immagini e musiche a bassa risoluzione o degradate, per uso didattico o scientifico e solo nel caso in cui tale utilizzo non sia a scopo di lucro”.

Infine, l’art. 17, comma 7 della “Direttiva Copyright, tra l’altro, ha liberalizzato i “meme”. La disciplina è stata attuata in Italia con l’art. 102 nonies, comma 2, della legge italiana sul diritto d’autore:Gli utenti, quando caricano e mettono a disposizione contenuti da loro generati tramite un prestatore di servizi di condivisione di contenuti online, possono avvalersi delle seguenti eccezioni o limitazioni al diritto d’autore e ai diritti connessi:
a) citazione, critica, recensione;
b) utilizzo a scopo di caricatura, parodia o pastiche.

Per sintetizzare, quindi, chiunque può citare brevi estratti di un libro o una recensione per illustrare un punto specifico. Ad esempio, può riportare un passaggio del romanzo per discutere lo stile narrativo dell’autore. In caso ciò avvenga via Internet, la clip o l’immagine devono essere degradate, e la diffusione non deve essere a scopo di lucro. 

Per quanto riguarda la satira, poi, l’aggiornamento normativo non ha fatto altro che chiarire un principio che era già acquisito nel nostro ordinamento ossia la libertà espressione e di parodia (per approfondire: “Zorro contro Brio Blu: la libertà di parodia secondo la Cassazione”)

In sintesi, citare “troppo” o fare uso di citazioni che non sono strettamente necessarie per il contesto può costituire una violazione del diritto d’autore e risultare, come tale, sanzionabile. Inoltre, non attribuire correttamente l’opera al suo autore potrebbe rivelarsi sleale, comportando automaticamente il plagio, ossia la falsa attribuzione a sé di un’opera altrui.

Copiatura, Parafrasi e Rielaborazione: quali differenze?

Quando si discute di opere derivate, è fondamentale comprendere le distinzioni tra copiatura, parafrasi, rielaborazione e altri concetti correlati come il calco pantografo. Questi termini rappresentano diversi gradi di trasformazione e reinterpretazione di un’opera originale. Esaminiamoli nel dettaglio.

La copiatura è il processo di riprodurre un’opera esistente senza apportare alcuna modifica. Questo comportamento costituisce una violazione evidente del diritto d’autore, in quanto non aggiunge nulla di nuovo o originale all’opera riprodotta. La copiatura di solito consiste nella trascrizione esatta di un testo, la replica di un’immagine o la riproduzione di una composizione musicale. Indagare il grado di creatività di un testo sufficientemente lungo e articolato, copiato pedissequamente, diventa superfluo poiché si tratta del livello più vile di copiatura, ove la malafede è manifesta e, pertanto, si tratta di una condotta certamente illecita. Sarebbe illecito, secondo il diritto italiano, attribuirsi disonestamente il merito di un’opera altrui anche se caduta in pubblico dominio, poiché il diritto morale d’autore, nel diritto europeo continentale, è imprescrittibile.

Il calco pantografo è l’equivalente grafico della copiatura letteraria. Così come la copiatura riproduce un testo senza cambiamenti significativi, il calco pantografo replica un’immagine o un’opera visiva esistente con piccole variazioni, magari ingrandendola o rimpicciolendola, ma mantenendo l’essenza e i dettagli dell’originale. Entrambi i processi mancano di originalità e innovazione, rimanendo vicini all’opera di partenza. Si tratta oltretutto di condotte potenzialmente sleali ai sensi dell’art. 2598 del Codice Civile italiano.

La parafrasi consiste invece nel riformulare un testo utilizzando parole diverse per esprimere gli stessi concetti dell’originale. Si tratta quindi dell’esposizione, con parole proprie, più semplici e chiare o più enfatiche rispetto all’originale, di un testo letterario altrui, come un sonetto o, ad esempio, l’opera di Dante Alighieri. In buona sostanza si tratta di esporre con parole diverse concetti già espressi da altri. Analogamente, in musica, si tratta di un componimento strumentale, in cui si segue, con variazioni più o meno ardite, il discorso di un componimento originale. Questo processo implica una comprensione profonda del contenuto, ma non altera sostanzialmente il significato di base. Pertanto, la parafrasi, se effettuata sistematicamente, senza corretta attribuzione della fonte, e riproducendo in tutto o per una parte sostanziale l’opera altrui, è altresì illecita. Nel contesto del diritto d’autore, una parafrasi troppo vicina all’originale, agevolmente identificabile, può essere considerata plagio, poiché riproduce le idee e le strutture dell’opera originale senza apportare un contributo significativo.

La rielaborazione rappresenta, invece, un livello più profondo di trasformazione creativa. Questo processo prevede l’uso di idee o elementi di un’opera originale come punto di partenza per creare qualcosa di completamente nuovo. La rielaborazione può comportare una reinterpretazione radicale del contenuto, cambiamenti significativi nella trama, nei personaggi, nello stile o nell’ambientazione. Il risultato è un’opera che, pur essendo ispirata all’originale, si distingue nettamente per la sua originalità e creatività.

Un esempio attuale di rielaborazione efficace è il caso diCinquanta sfumature di grigio” di E.L. James, che è ispirato a “Twilightdi Stephenie Meyer. Non tutti sanno che il best seller internazionale “Cinquanta sfumature di grigio” è nato come fan fiction di “Twilight”. Al posto di Edward Cullen e Bella Swan, ci sono Christian Grey e Anastasia Steele. Sebbene la relazione tra i protagonisti e alcune dinamiche di potere siano simili, “Cinquanta sfumature di grigio” porta la storia in un contesto completamente diverso, concentrandosi su temi di erotismo e dominazione sessuale, A questo proposito la scrittrice di Twilight ha dichiarato: “Voglio dire, non è proprio il mio genere, ne ho sentito parlare molto ma non mi interessa. Non mi ci sono mai immersa più di tanto ma sono felice per lei e del fatto che sta andando così bene. È fantastico!” (il commento è riportato da un articolo comparso su Movieplayer). Questo processo di trasformazione ha portato ad un’opera nuova e originale che ha avuto un successo sconcertante, dimostrando come mediante una rielaborazione creativa si possa prendere spunto da un’opera contemporanea, nel suo pieno vigore legale, sviluppando comunque qualcosa di unico e indipendente.

Comprendere le differenze tra copiatura, parafrasi e rielaborazione creativa è essenziale per chiunque operi nel campo della creatività e del diritto d’autore. La conoscenza di queste distinzioni tecniche può aiutare gli autori a gestire meglio il loro lavoro e ad evitare noiose accuse di plagio o contraffazione da cui, comunque, è sempre possibile difendersi con l’assistenza di un buon legale.

Riproduzione riservata ©
Data di pubblicazione: 2 Giugno 2024
Ultimo aggiornamento: 5 Giugno 2024
Avv. Arlo Cannela

Avvocato Arlo Canella

Managing Partner dello studio legale Canella Camaiora, iscritto all’Ordine degli Avvocati di Milano, appassionato di Branding, Comunicazione e Design.
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