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Street Art: la storia delle opere di 5Pointz

Pubblicato in Diritto dell'Arte
da Nicoletta Barbaglia
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Il mondo non è stato creato una sola volta, ma tutte le volte che è sopravvenuto un artista originale.

MARCEL PROUST

Un dilemma giuridico affrontato nel mondo degli street artists, writers e urban artists è quello che riguarda la prevalenza dei diritti degli artisti su quelli dei proprietari dei muri che contengono le loro opere di, appunto, street art.

Una sentenza di grande interesse è quella recentemente pronunciata dal giudice americano Frederic Block nella quale viene consacrata l’applicazione preminente del diritto d’autore sul diritto della proprietà privata, secondo un ragionamento processuale logico e impeccabile che il giudice offre nelle sue motivazioni.

Le opere di street art (distrutte) di 5Pointz

Partiamo da quando negli anni ’90 5Pointz, un complesso industriale di Long Island nello Stato di New York, iniziò ad essere liberamente utilizzato da artisti, street artists e writers con il consenso e la benedizione dei legittimi proprietari, gli immobiliaristi Jerry e David Wolkoff. Diventò un vero e proprio museo a cielo aperto in cui si dipingeva liberamente senza la necessità di ottenere autorizzazioni, senza conformarsi a una qualche normativa di legge dello Stato o della consuetudine.

Il complesso quindi nel corso degli anni acquisì una identità propria, riconoscibile e riconosciuta ovunque. Infatti, ha sempre richiamato numerose e continue visite da parte di artisti o appassionati di opere di street art.

Consolidata l’esistenza e la valenza artistica di 5Pointz, i suoi legittimi proprietari decisero però di avviare una speculazione edilizia che prevedeva la demolizione dell’edificio. Molti furono gli artisti che vi si opposero, senza però alcun esito fortunato.

Nel 2013 i murales dei 21 graffitari più celebrati della scena underground newyorkese furono dapprima imbiancati e poi abbattuti.

Gli artisti quindi si rivolsero al giudice federale chiedendo l’applicazione del Visual Artists Rights Act (VARA), un codice che tutela negli USA il diritto d’autore quando l’opera appartiene materialmente a terzi. Gli street artists fecero questa richiesta di applicazione normativa con la consapevolezza che le autorità locali avevano sempre negato a 5Pointz il vincolo di bene culturale. Ma, anche, con l’altrettanta consapevolezza che tutti quei graffiti distrutti contro il volere degli autori erano autentiche opere d’arte (nello specifico, di street art) la cui tutela era diventata una vera e propria necessità.

Il ragionamento della sentenza americana

Il ragionamento giuridico del Giudice Block parte proprio da questo elemento essenziale per l’accoglimento del ricorso:il complesso industriale godeva di una particolare identità grazie all’intervento creativo degli artisti.

Si trattava indubbiamente di opere d’arte che hanno richiamato, nel corso degli anni, una notevole attrazione turistica. Il luogo era infatti diventato meta di un vero e proprio pellegrinaggio da parte di appassionati e artisti; ed era quindi del tutto evidente e incontestabile la loro qualificazione.

La richiesta di vedere tutelate le opere attraverso l’applicazione del Visual Artists Rights Act parve più che mai fondata. Jerry e David Wolkoff erano sì i proprietari dei muri, ma non dei graffiti che avrebbero dovuto essere protetti in quanto di valore artistico riconosciuto.

Come si tutelano le opere di Street Art?

Attraverso l’applicazione del contenuto dell’art. 113 del VARA, nel quale è previsto che il proprietario dell’immobile in cui sono incorporate opere di valore artistico riconosciuto (esattamente come nel caso di specie), comunichi formalmente attraverso una notifica all’artista che le ha create, le sue intenzioni di intervenire sull’immobile. Così facendo, permette al creatore di rimuoverle e metterle in salvo entro i 90 giorni successivi.

Ciò non è stato fatto da David Wolkoff che non solo non ha provveduto a notificare alcuna comunicazione, ma ha discrezionalmente prima ordinato di imbiancare le opere e poi proceduto con l’ordine di demolizione dei muri in cui erano incorporate, provocandone letteralmente la distruzione. Il Giudice Block ha quindi condannato il proprietario dell’edificio ad un cospicuo risarcimento del danno in favore dei graffitari per circa 6,7 milioni $.

In Italia non esiste una normativa così specifica come quella statunitense, restando quindi confinata la tutela autorale nella Legge 633 del 1941.

Ma la sentenza in esame ha una portata d’interesse generale per il mondo della Street Art anche italiano. Conferma infatti l’interesse della comunità intera ad intervenire ogni qual volta l’esistenza e l’integrità di un’opera d’arte vengono messe in pericolo; anche in esercizio di un ulteriore diritto riconosciuto dall’ordinamento.

Data di pubblicazione: 3 Aprile 2018

Avv. Nicoletta Barbaglia

Of Counsel dello studio legale Canella Camaiora, iscritta all’Ordine degli Avvocati di Milano, si occupa di Contenzioso Civile ed è appassionata di Diritto dell’Arte
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