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Lettera di Licenziamento? Cosa fare per tutelarsi.

Pubblicato in Diritto del Lavoro
da Antonella Marmo
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Il licenziamento è un evento che sconvolge e che causa disorientamento. Soprattutto perché, oltre al dispiacere di perdere il lavoro, ci sono conseguenze dirette sul reddito della persona. In caso di licenziamento illegittimo è giusto sapere cosa è più opportuno fare per tutelarsi al meglio e far valere i propri diritti. Infatti, non è sempre facile, per il lavoratore, capire se il licenziamento è “regolare” oppure no. In questo articolo:

  1. Quando il licenziamento si può considerare illegittimo?
  2. Licenziamento per giustificato motivo oggettivo
  3. Licenziamento per giustificato motivo soggettivo
  4. La “giusta causa” di licenziamento
  5. Quali sono le azioni da intraprendere dopo aver ricevuto la lettera di licenziamento?

* * *

1. Quando il licenziamento si può considerare illegittimo?

La legge prevede che il datore di lavoro possa licenziare il dipendente solo in alcuni casi ben definiti.  L’avvocato che si occupa di diritto del lavoro deve analizzare il licenziamento per capire se esso rientri uno dei casi previsti dalla legge, proprio per valutarne la legittimità.

La legge, a tutela del lavoratore, impone al datore di lavoro di giustificare il licenziamento con validi motivi. I motivi individuati dalla legge possono essere di tipo:

  • oggettivo;
  • soggettivo.

E poi vi è il caso del licenziamento per giusta causa. Inoltre, è bene sapere che un licenziamento illegittimo deve essere impugnato entro un termine ben preciso che vedremo tra poco.

2. Licenziamento per giustificato motivo oggettivo

Il licenziamento per giustificato motivo oggettivo riguarda ragioni inerenti l’azienda nel suo complesso, la sua attività produttiva, l’organizzazione del lavoro e il suo regolare funzionamento. Ciò significa che il recesso è legittimo solo se il datore di lavoro sta affrontando davvero  una crisi economica o produttiva. L’azienda deve trovarsi, ad esempio, in una situazione di impasse ed è costretta a prendere decisioni drastiche. A volte per tagliare i costi è necessario anche ridurre il personale.

Capita spesso, tuttavia, che quella della crisi sia solo un pretesto… Infatti, quando il lavoratore ha il fondato sospetto che le motivazioni non siano realmente strutturali, egli potrà impugnare il licenziamento.  Sarà quindi il datore di lavoro a dover dimostrare la veridicità delle motivazioni e, conseguentemente, la fondatezza della scelta adottata. Il licenziamento deve sempre essere una extrema ratio dovuta all’impossibilità di salvare il lavoratore, ad esempio, collocandolo altrove. Ecco alcuni esempi di licenziamento per giustificato motivo oggettivo:

  • in caso di soppressione del posto o del reparto cui è addetto il lavoratore;
  • chiusura dell’attività;
  • ridimensionamento dell’attività imprenditoriale ecc.

3. Licenziamento per giustificato motivo soggettivo

Si parla di giustificato motivo soggettivo quando l’azienda recede dal rapporto di lavoro per ragioni collegate a comportamenti del dipendente. Si tratta di comportamenti non così gravi da legittimare un licenziamento in tronco. La Legge garantisce al lavoratore la possibilità di giustificare il proprio comportamento. Ecco cosa accade.

Quando il datore constata un comportamento inadeguato (non conforme al contratto di lavoro o al regolamento aziendale) da avvio a un procedimento disciplinare nei confronti del dipendente. Il datore di lavoro contesta, mediante una lettera, il comportamento incongruo al dipendente. Il dipendente ha, di prassi, cinque giorni per rispondere per iscritto o per chiedere un confronto verbale. Solo dopo aver ricevuto e valutato le giustificazioni del dipendente, il datore di lavoro potrà decidere se irrogare la sanzione.

Il licenziamento può essere irrogato solo in caso di condotte ripetute o in ipotesi molto gravi, altrimenti verrà applicata una sanzione più lieve (come previsto dal contratto collettivo). Esempi di giustificato motivo soggettivo sono:

  • il mancato rispetto delle direttive (richiesta di straordinari o trasferte);
  • per comportamento negligente;
  • nel caso di scarso rendimento.

Il datore di lavoro dovrà comunicare il licenziamento con un congruo preavviso (i cui termini sono stabiliti dai diversi CCNL).  Durante il preavviso il lavoratore potrà continuare a lavorare, percependo lo stipendio fino alla scadenza. Quando il preavviso non viene rispettato e, quindi, il rapporto di lavoro cessa immediatamente, il lavoratore ha comunque diritto all’indennità di preavviso.

4. La “giusta causa” di licenziamento

Ci possono essere situazioni così gravi  da non consentire in alcun modo la prosecuzione del rapporto di lavoro. Il comportamento del lavoratore viene considerato talmente grave che il datore, non avendo più fiducia nel lavoratore, interrompe immediatamente la collaborazione. Per questo motivo si dice licenziamento in tronco… Nel licenziamento per giusta causa, infatti, non c’è il preavviso. Esempi di questo tipo di provvedimento riguardano comportamenti del lavoratore ritenuti scorretti e non rispettosi del regolamento aziendale e/o della legge:

  • svolgimento di lavoro per azienda concorrente e rivelazione di segreti aziendali;
  • atti di insubordinazione, violenze fisiche, aggressioni verbali nei confronti di superiori;
  • furti in azienda o prelievi dalla cassa;
  • condanne penali, che possono procurare danni all’immagine dell’azienda.
  • abbandono ingiustificato del posto di lavoro;
  • la falsa malattia e altre assenze ingiustificate.

5. Quali sono le azioni da intraprendere dopo aver ricevuto la lettera di licenziamento?

Una volta appurati i requisiti di illegittimità di un licenziamento, la prima cosa da fare è impugnare il licenziamento. La legge stabilisce che il licenziamento in una prima fase debba necessariamente essere impugnato in forma scritta, a pena di decadenza, entro sessanta giorni dalla sua ricezione. La lettera di impugnazione deve essere trasmessa al datore tramite raccomandata con ricevuta di ritorno o, tramite posta elettronica certificata e deve essere firmata dal lavoratore. Per impugnare il licenziamento il lavoratore normalmente incarica un legale al fine di rappresentare al meglio le proprie ragioni, mettendo in luce i profili di illegittimità del provvedimento irrogato.

Nel caso in cui  la lettera di contestazione stragiudiziale non consenta di raggiungere un accordo, il lavoratore dovrà avviare un procedimento giudiziale entro centottanta giorni che si contando dal giorno dell’impugnazione stragiudiziale. Insomma, la prima cosa da fare in caso di contestazione disciplinare o di licenziamento in tronco, è correre dall’avvocato per evitare di perdere tempo prezioso.

Data di pubblicazione: 27 Gennaio 2020

Antonella Marmo

Avvocato dello studio legale Canella Camaiora, iscritta all’Ordine di Milano, si occupa di Diritto Commerciale e del Lavoro.
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