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Come ottenere un decreto ingiuntivo?

Pubblicato in: Recupero Crediti

by Nicoletta Catanzaro

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Quando il debitore non paga, spesso occorre rivolgersi a un avvocato esperto in recupero crediti per ottenere un decreto ingiuntivo (ovvero un ordine di pagamento del giudice).

Il primo passo da compiere è l’invio di una “diffida” al debitore.

Una diffida non è altro che una lettera in cui si invita il debitore a pagare entro un termine ben preciso. Di solito viene indicato un termine di 7 giorni (ma sono ammessi anche termini diversi). La diffida deve essere redatta in forma scritta e spedita con raccomandata A/R in modo da conservare una prova legale della trasmissione e del ricevimento (in quest’ottica è ammessa anche la PEC).

L’intimazione di pagamento (mediante diffida) può essere firmata anche solo dalla parte . La firma dell’avvocato, però, è indispensabile se si ipotizza di voler instaurare un ricorso per decreto ingiuntivo.

Infatti, la diffida legale è uno dei requisiti essenziali per la concessione del decreto ingiuntivo. Senza l’allegazione al ricorso di una copia della diffida legale (insieme alla prova della sua consegna al debitore) il giudice non pronuncerà il decreto di pagamento.

Proprio per questo motivo si dice spesso che una diffida legale abbia… l’efficacia di un ultimatum.

Anche il debitore più incallito sa bene che quando arriva la lettera dell’avvocato si sta esponendo al rischio (invero ormai prossimo) di vedersi notificare un decreto giudiziale, maggiorato delle spese legali e degli interessi di mora.

Insomma, affidarsi a un avvocato per la trasmissione di una lettera di diffida è sempre una buona idea. Il fatto che la pratica si trovi già nelle mani del legale introduce il timore di un possibile decreto ingiuntivo. Ciò è spesso sufficiente per indurre il debitore ad attivarsi per pagare o quantomeno per concordare un piano di rientro.

Quali sono i “documenti” per ottenere un decreto ingiuntivo?

Ipotizziamo che il debitore ignori anche la diffida legale… quali sono i requisiti per presentare un ricorso per decreto ingiuntivo?

La Legge dice che il credito deve essere certo (la cui esistenza non è contestata); liquido (già determinato o di immediata determinazione mediante un mero calcolo matematico); esigibile (la data ultima per l’adempimento è scaduta, ovvero la condizione cui è sottoposto l’adempimento si è realizzata).

Come legali esperti di recupero crediti, verificata la sussistenza dei tre requisiti indicati sopra, potremo agire in giudizio mediante la proposizione di un ricorso per decreto ingiuntivo ai sensi dell’art. 633 e seguenti Codice di Procedura Civile.

Il vostro credito dovrà essere fondato su prova scritta secondo quanto previsto dagli articoli 634 e 635 del Codice di Procedura Civile. Per rendere il nostro intervento più efficace possibile consigliamo sempre di farci avere:

  • copia delle fatture cui si riferisce il credito,
  • copia dei solleciti già trasmessi dalla parte (e della corrispondenza eventualmente intercorsa col debitore),
  • copia della documentazione che dia riprova delle ragioni del credito (contratti, ordini, documenti di trasporto etc.).

Essendo necessario convincere il Giudice a pronunciare un vero e proprio ordine di pagamento nei confronti del debitore, è indispensabile agevolarlo fornendogli in modo chiaro gli elementi probatori utili per il vostro caso.

Quanto dura un procedimento di ricorso per decreto ingiuntivo?

SI tratta di procedimento sommario e, quindi, rapido per definizione. Il Giudice nominato leggerà l’atto predisposto dall’avvocato del creditore e, dopo aver esaminato la documentazione allegata, ove la ritenga convincente, emetterà un ordine di pagamento nei confronti del debitore moroso (che include il rimborso delle spese legali sostenute dal creditore).

Le tempistiche di emissione del decreto, mediamente, sono molto contenute e non superano i due mesi.

Poi notificheremo l’ordine emesso dal Giudice (c.d. decreto) al debitore che avrà quindi solo 40 giorni di tempo per fare opposizione (o per pagare).  Decorsi i 40 giorni senza alcun segno da parte del debitore, il decreto diverrà definitivo e si potranno pignorare i beni del debitore per il soddisfacimento forzoso delle proprie ragioni di credito.

E’ pur vero che l’efficacia delle azioni di recupero spesso dipende dalla solvibilità effettiva del debitore, tuttavia, proprio per tale ragione, occorre agire ed agire subito, prima che ogni garanzia si dissolva nel nulla e quindi ancor prima che il debitore possa iniziare manovre di occultamento dei propri beni.

Ormai, è comunque molto diffuso (tra gli avvocati che si occupano davvero di recupero crediti) anche l’accesso alle banche dati delle pubbliche amministrazioni – ex art. 492-bis  Codice di Procedura Civile –  per capire se il debitore sia titolare di conti correnti, di quote di fondi di investimento, di immobili…  per procedere quindi al loro pignoramento, consentendo così al creditore di ottenere soddisfazione.

Vi invitiamo a visitare la pagina del nostro sito dedicata al recupero crediti oppure a contattarci su questo argomento.

 

Data di pubblicazione: 22 Maggio 2019

Nicoletta Catanzaro

Nicoletta Catanzaro

Laureata a pieni voti in giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Milano, praticante avvocato appassionata di Diritto Civile e Commerciale.

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