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ESG e imprese: come prepararsi alla “transizione sostenibile”

Pubblicato in: Proprietà Intellettuale
di Arlo Canella
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La sostenibilità, nelle strategie aziendali e di governance, riveste un ruolo sempre più rilevante: la normativa italiana ed europea richiede alle imprese di adottare pratiche trasparenti e responsabili.

Cosa si intende per ESG?

Nel contesto aziendale e finanziario, il termine ESG (Environmental, Social, and Governance) rappresenta un insieme di criteri utilizzati per valutare l’impatto sostenibile e sociale delle attività di un’impresa. Questi criteri sono diventati indispensabili nella valutazione delle performance aziendali poiché vanno a sommarsi ai criteri strettamente finanziari.

In particolare, il termine “Environmental” riguarda l’impatto ambientale delle attività, considerando aspetti come l’uso delle risorse naturali, la gestione delle emissioni di carbonio e, più in generale, le pratiche di sostenibilità. Dovremmo dare rilevanza a questo tema non solo per la compliance normativa ma anche, più concretamente, per mitigare i rischi legati al cambiamento climatico e alla preservazione delle risorse naturali.

Il termine “Social” riguarda l’influenza delle aziende sul benessere delle persone e della collettività. Questo include condizioni di lavoro salubri e sicure, equità salariale e la prevenzione di fenomeni di discriminazione. Inoltre, il parametro “social” abbraccia sia il rispetto delle comunità locali sia il rispetto dei diritti umani nella catena di fornitura.

Con “Governance“, invece, ci si riferisce in generale alla gestione e all’amministrazione delle imprese: dalla composizione del consiglio di amministrazione sino alla trasparenza nelle decisioni aziendali, passando per principi quali l’integrità, l’etica e la tutela dei diritti dei soci o degli azionisti. Una governance solida è essenziale per mantenere la fiducia degli investitori, per affrontare le sfide correnti e per creare valore a lungo termine.

L’ESG, quindi, sintetizza non solo temi di compliance normativa ma, soprattutto, obiettivi che riguardano sia le aziende quanto la società nel suo complesso.

ESG nelle PMI e nei rapporti banca-impresa

Le nuove norme sulla rendicontazione ESG obbligano le imprese a fornire informazioni più dettagliate sul loro impatto ambientale e sociale. In particolare, la Corporate Sustainability Reporting Directive CSRD, ovvero la direttiva 2022/2464 (per approfondire, “CSRD: cos’è, quando entra in vigore e quali sono le novità per le aziende”), estende gli obblighi di rendicontazione sulla sostenibilità alle PMI quotate e alle grandi imprese non quotate, e l’impiego della tassonomia degli investimenti sostenibili. 

Le principali normative che regolano questi aspetti includono inoltre:

  • Regolamento (UE) 2019/2088, noto come Sustainable Finance Disclosure Regulation (SFDR), che introduce obblighi di disclosure sui rischi e impatti ESG (per approfondire, si veda la definizione SFDR all’interno del glossario presente sul sito di Banca Etica)
  • Regolamento (UE) 2020/852 sulla tassonomia degli investimenti sostenibili fornisce definizioni e criteri per identificare quali attività/investimenti possono essere considerati effettivamente sostenibili. Il regolamento tassonomia introduce sei categorie di obiettivi: adattamento o, quantomeno, mitigazione dei cambiamenti climatici; economia circolare; protezione delle acque/risorse marine; prevenzione e controllo dell’inquinamento; tutela della biodiversità e degli ecosistemi (per approfondire, si v. “La Regolamentazione Europea sulla finanza sostenibile” sul sito di Banca d’Italia)

L’informativa ESG è essenziale soprattutto nel rapporto tra banche e imprese. Le banche, infatti, devono valutare i rischi ESG nei loro processi di credito e investimento. Questo ha portato alla necessità di standardizzare e snellire le richieste di dati ESG da parte delle banche. Il Piano d’azione per la finanza sostenibile del 2018 della Commissione europea punta a riorientare i flussi di capitale verso investimenti sostenibili (per approfondire, si v. sul sito della ConsobIl piano di azione per la finanza sostenibile” ed anche “the European green bond standard”). Inoltre, le Linee guida dell’Autorità bancaria europea (EBA) e della Banca centrale europea (BCE) sulla gestione dei rischi climatici e ambientali specificano come le banche devono integrare questi rischi nei loro processi di valutazione del credito. Queste indicazioni sono essenziali per promuovere una finanza sostenibile e per garantire che le decisioni di credito siano allineate con gli obiettivi europei.

Impatto dell’evoluzione normativa sulla governance aziendale

La Non-Financial Reporting Directive (NFRD) era stata introdotta nel 2014 dall’Unione Europea per integrare la rendicontazione finanziaria delle grandi imprese con una “dichiarazione di carattere non-finanziario”. Recepita in Italia con il Dlgs 254/16, la NFRD implicava la redazione di un report di sostenibilità con una descrizione del modello aziendale, le politiche praticate, i risultati conseguiti e i principali rischi connessi ai temi ESG (ambientali, sociali e di governance). I soggetti obbligati al report erano gli enti di interesse pubblico con 500 dipendenti e che avessero superato almeno uno dei seguenti limiti dimensionali: 20 milioni di euro del totale dello stato patrimoniale o 40 milioni di euro del totale dei ricavi netti delle vendite e delle prestazioni.

Nonostante questa direttiva avesse segnato un passo importante verso l’integrazione dei fattori ESG nelle attività aziendali, erano emerse diverse criticità legate alla qualità e alla comparabilità delle informazioni fornite dalle imprese, con problemi sempre più estesi di greenwashing e scarsa trasparenza. Proprio per affrontare queste criticità, l’Unione Europea ha approvato la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), ovvero la direttiva 2022/2464, che sostituisce la NFRD, introducendo nuove regole per migliorare la trasparenza e la qualità delle informazioni ESG. La CSRD ha allineato le pratiche di disclosure agli obiettivi del Green Deal europeo, estendendo gli obblighi di rendicontazione alle PMI quotate e alle grandi imprese non quotate, e richiedendo l’adozione di standard di rendicontazione internazionalmente riconosciuti, come quelli pubblicati dal Global Reporting Initiative (GRI).

Il passaggio dalla NFRD alla CSRD rappresenta un cambiamento significativo nel contesto europeo. Questo aggiornamento normativo è stato concepito per garantire che le informazioni non finanziarie siano pertinenti, affidabili e comparabili, facilitando così il processo decisionale degli investitori e di altri stakeholder. Un ulteriore sviluppo normativo rilevante è rappresentato dalla proposta di Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD) del 2022. Le imprese dovranno adottare misure di due diligence per identificare, prevenire, mitigare e rendere conto dei potenziali effetti negativi delle loro attività, non solo all’interno della propria organizzazione ma anche tra i loro partner commerciali e fornitori.

L’integrazione dei fattori ESG nei processi aziendali è fondamentale per garantire la sostenibilità a lungo termine. In questo contesto, la digitalizzazione gioca un ruolo cruciale, permettendo una gestione più efficiente e trasparente delle informazioni ESG. L’iniziativa legislativa dell’European Single Access Point mira a facilitare l’accesso alle informazioni finanziarie e non finanziarie delle imprese europee, migliorando così la trasparenza. La digitalizzazione, soprattutto, può facilitare la transizione verso modelli di business più sostenibili. La Guida della BCE sui rischi climatici e ambientali sottolinea l’importanza di adottare un approccio strategico e lungimirante nella gestione dei rischi ESG. Le tecnologie digitali possono supportare concretamente le aziende nella realizzazione di analisi di scenario, prove di stress e altre metodologie avanzate per valutare l’impatto dei rischi climatici e ambientali. Questo non solo migliora la resilienza delle aziende, ma permette anche di rispondere efficacemente alle crescenti richieste degli stakeholder in termini di sostenibilità e trasparenza.

Quali sono le imprese soggette alla CSRD?

La Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) introduce importanti novità rispetto alla precedente NFRD, definendo requisiti più stringenti sulle informazioni da rendicontare. Le principali novità sono le seguenti:

  • Le aziende devono valutare sia l’impatto delle loro attività su persone e ambiente “materialità dell’impatto”, sia come le questioni di sostenibilità influenzano i loro risultati finanziari “materialità finanziaria” (i.e. analisi di doppia materialità).
  • La rendicontazione di sostenibilità deve essere inclusa nella relazione di gestione annuale.
  • L’obbligo di verifica indipendente delle informazioni di sostenibilità si estende a tutte le aziende europee.
  • Il bilancio di sostenibilità deve essere redatto in un formato elettronico unico  (XHTML) e opportunamente reso pubblico.
  • Le aziende devono rendicontare anche sulle pratiche di sostenibilità dei loro fornitori e partner commerciali, ovvero devono rispondere della loro catena di creazione del valore.

Inoltre, la CSRD richiede l’adozione dei nuovi European Sustainability Reporting Standards (ESRS), sviluppati dall’European Financial Reporting Advisory Group (EFRAG). Gli ESRS introducono criteri di analisi e di comunicazione dei dati ESG per garantire coerenza e comparabilità tra le aziende.

La CSRD amplia notevolmente, anche se per gradi, il perimetro delle aziende soggette all’obbligo di rendicontazione, arrivando a coinvolgere un numero cinque volte superiore a quello delle imprese coinvolte dalla NFRD. 

Il calendario di applicazione è il seguente:

  • Dal 1° gennaio 2024: imprese quotate con almeno 500 dipendenti e un attivo patrimoniale superiore a 20 milioni di euro o ricavi netti superiori a 40 milioni di euro (le stesse imprese già soggette alla NFRD).
  • Dal 1° gennaio 2025: grandi imprese non quotate che rispettano almeno due dei seguenti criteri: attivo patrimoniale superiore a 20 milioni di euro, ricavi netti superiori a 40 milioni di euro, numero medio di dipendenti maggiore o uguale a 250.
  • Dal 1° gennaio 2026: PMI quotate che possiedono almeno due dei seguenti criteri: attivo patrimoniale compreso tra 350.000 e 20 milioni di euro, ricavi netti tra 700.000 e 40 milioni di euro, numero medio di dipendenti tra 10 e 250.
  • Dal 1° gennaio 2028: imprese figlie e succursali con capogruppo extra-UE che hanno generato in UE ricavi netti superiori a 150 milioni di euro per ciascuno degli ultimi due esercizi consecutivi e che soddisfano almeno una delle caratteristiche previste.

Queste modifiche, anche se onerose e sfidanti, hanno l’obiettivo di rendere le aziende più consapevoli e responsabili riguardo ai loro impatti ESG, migliorando nel contempo la trasparenza e la fiducia tra gli investitori e altri stakeholder, con l’obiettivo di allineare le attività delle imprese agli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Unione Europea.

Riproduzione riservata ©
Data di pubblicazione: 21 Maggio 2024
Avv. Arlo Cannela

Avvocato Arlo Canella

Managing Partner dello studio legale Canella Camaiora, iscritto all’Ordine degli Avvocati di Milano, appassionato di Branding, Comunicazione e Design.
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