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Lavorare “fuori ufficio” con lo Smart Working è possibile, ecco chi ne ha diritto.

Pubblicato in: Diritto del Lavoro

by Antonella Marmo

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La filosofia dello Smart Working si sta diffondendo sempre di più fra le aziende italiane e anche nella Pubblica Amministrazione. Oggi esiste anche un quadro normativo di riferimento per questo specifico segmento del diritto del lavoro.

Ma di che cosa si tratta in concreto? Come funziona? A chi viene data priorità?
Ecco tutto quello che c’è da sapere…

Cos’è lo Smart Working

Lo Smart Working è una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato, sia a tempo determinato che indeterminato, che non prevede vincoli di tempo e di luogo.
Viene anche chiamato lavoro agile, perché così definito nella legge che lo ha introdotto nella normativa italiana, il cosiddetto Jobs act (articoli 18 e seguenti della legge n. 81/2017).
L’idea di fondo è quella di favorire nuovi modelli di lavoro, modificando i concetti di fruizione del tempo e dello spazio, in nome dell’efficacia e dell’efficienza.
Il modello dello Smart Working mescola al lavoro dipendente alcune caratteristiche proprie del lavoro autonomo. Se infatti da una parte lo Smart Worker è più libero, ciò che ne consegue dall’altra è una maggiore responsabilizzazione sui risultati conseguititi. Vediamo perché…

Le garanzie per il lavoro “fuori ufficio”

Lo Smart Working si rivolge a professionalità sia di tipo manageriale sia impiegatizio. Esso richiede necessariamente l’utilizzo di tecnologie che consentano di collegarsi da remoto, ad esempio mediante tablet e smartphone. In buona sostanza, il dipendente potrà svolgere una parte dell’orario di lavoro fuori dai locali dell’azienda.

Lo Smart Working si affianca quindi al lavoro tradizionale ed è per questo che non deve essere considerato un nuovo tipo di contratto di lavoro. Si tratta essenzialmente di una modalità di esecuzione del lavoro (comunque subordinato) da eseguirsi in parte in ufficio e in parte “fuori”. Il tutto,  sempre entro i limiti di durata massima dell’orario di lavoro stabiliti dalla Legge (e dalla contrattazione collettiva).

Lo Smart Working deve essere però debitamente disciplinato per iscritto. Devono essere previste le modalità di esecuzione della prestazione lavorativa svolta all’esterno dei locali aziendali e le effettive modalità di esercizio del potere direttivo da parte del datore.

Dovranno essere individuati anche i tempi di riposo e le misure tecniche e organizzative necessarie per assicurare la disconnessione del lavoratore dalle strumentazioni tecnologiche di lavoro.

Le “corsie preferenziali” previste dalla Legge di Bilancio 2019

Con la nuova Legge di Bilancio 2019, nel triennio successivo al termine del congedo di maternità, le madri hanno un vero e proprio diritto di accedere con priorità allo Smart Working. La preferenza è accordata dalla Legge anche ai lavoratori che abbiano figli in condizione di disabilità.

Se è evidente che le novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2019 rispondano al desiderio di agevolare peculiari categorie di lavoratori (con esigenze specifiche e degne di tutela) forse però sarebbe auspicabile l’apertura dello Smart Working anche ad altre situazioni e categorie di lavoratori altrettanto meritevoli di attenzione. Basti pensare alle categorie di lavoratori assistiti dalla legislazione ad es. la L. 104/92 (lavoratori affetti da disabilità grave e/o comunque ai familiari che li assistono).

Non si vede però, d’altro canto, come aziende di piccola dimensione che richiedono una sia pur minima presenza in sede possano garantire lo Smart Working a tutti i richiedenti. Insomma, la normativa pare ancora acerba e priva di debita considerazione anche per i suoi più essenziali risvolti applicativi.

Anche lo Smart Worker ha i suoi diritti

Come anticipato sopra, il contratto di Smart Working, deve essere redatto per iscritto, deve contenere chiaramente la disciplina del rapporto e deve garantire la libertà del lavoratore (ad esempio, anche di disconnettersi).
Inoltre anche il lavoro Smart soggiace a precise regole riguardo il recesso con preavviso e alla comunicazione al ministero del Lavoro.

Per maggiori informazioni vi invitiamo a contattarci oppure a visitare la pagina del nostro sito dedicata al diritto del lavoro.

Data di pubblicazione: 30 Gennaio 2019

Antonella Marmo

Avvocato dello studio legale Canella Camaiora, iscritta all’Ordine di Milano, si occupa di Diritto Commerciale e del Lavoro.

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