Sparisce la mobilità: La riforma Fornero colpisce ancora.

Sparisce la mobilità: La riforma Fornero colpisce ancora.

Sparisce la mobilità: La riforma Fornero colpisce ancora.

Sparisce la mobilità per i lavoratori colpiti da licenziamento collettivo.

Il 1° gennaio 2017 è infatti scattata una nuova disposizione della legge Fornero stabilita dalla legge 92/12 (articolo 2, comma 71). Per la precisione, dopo 25 anni di onorato servizio viene soppresso l’istituto della mobilità (introdotto dalla legge 223/91) ovvero di quell’indennità riconosciuta ai lavoratori licenziati da imprese industriali con più di 15 dipendenti o commerciali con oltre 50.

Il posto della mobilità dovrebbe essere coperto dalla INDENNITÀ DI DISOCCUPAZIONE NASpI. Tutti i lavoratori disoccupati, in possesso dei requisiti di Legge, potranno infatti richiederla.

Ma cosa cambia?

  • In primo luogo, l’importo dell’indennità percepita. Infatti, mentre con la mobilità l’importo percepito risultava essere pari a quello della cassa integrazione, con la Naspi viene erogato ai beneficiari il 75% dell’imponibile medio degli ultimi 4 anni che, in ogni caso, non può superare il tetto massimo fissato nella somma di 1.300 euro mensili.
  • Inoltre, un’ulteriore differenza nel passaggio dalla mobilità alla Naspi, riguarda la durata della prestazione. Mentre la mobilità poteva durare da un minimo di 12 mesi a un massimo di 48 mesi (la durata variava da Regione a Regione e con l’età del lavoratore), la durata massima della Naspi è di 24 mesi.

A chi spetta la Naspi? Dal 2017 spetterà indicativamente a tutti i lavoratori subordinati per la perdita involontaria dell’impiego (i dipendenti, cioè, non devono aver presentato le dimissioni o aver accettato la risoluzione consensuale, escluse le procedure di conciliazione), se in possesso dei seguenti requisiti: almeno 30 giornate di effettivo lavoro nell’anno; almeno 13 settimane di contributi negli ultimi 4 anni.

Ad ogni modo, determinate categorie di lavoratori hanno diritto ad ulteriori sussidi, una volta terminata di percepire la Naspi.

Si parla, in particolare:

  • dell’Asdi, l’assegno di disoccupazione, che è pari al 75% della Naspi e ha una durata di 6 mesi;
  • della prestazione di ricollocazione, che è un voucher spendibile dal lavoratore presso i centri per l’impiego e le agenzie per il lavoro, al fine di trovare una nuova occupazione.

Ricordiamo però che tutti i lavoratori che hanno iniziato a percepire l’indennità di mobilità nel 2016 continueranno a percepire il sussidio di disoccupazione fino alla sua naturale scadenza.

Certo è che, dicendo addio alla mobilità così come la conosciamo, la Naspi rappresenta in confronto una copertura certamente inferiore. Ruolo degli ammortizzatori sociali, lo ricordiamo, dovrebbe essere quello di rendere meno traumatico il momento della perdita della sicurezza economica data dall’impiego, accompagnando il dipendente verso una più serena ricollocazione. Il pensiero corre quindi alle famiglie degli operai impiegati presso quelle imprese colpite dalla crisi della siderurgia, degli elettrodomestici, dei computer, dell’elettronica, delle telecomunicazioni…

Antonella Marmo