L’Italia sanziona Whatsapp per clausole vessatorie.

L’Italia sanziona Whatsapp per clausole vessatorie.

L’Italia sanziona Whatsapp per clausole vessatorie.

L’articolo 33 del Codice del Consumo presume la vessatorietà di quelle clausole contenute nei contratti conclusi tra consumatori da un lato, e le aziende o i professionisti dall’altro, che malgrado la buona fede, determinano a carico del consumatore un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto.

Si tratta in buona sostanza di quelle clausole del contratto che risultano davvero pesanti per il consumatore. Del resto si presuppone che quest’ultimo non possa far nulla per negoziare con l’enorme interlocutore e quindi per modificarle.

In particolare, il legislatore considera vessatorie fino a prova contraria le clausole che prevedono per l’azienda o il professionista la possibilità di modificare unilateralmente il contratto (art. 33 comma 2 lett. m), oppure di scioglierlo senza preavviso (art. 33 comma 2 lett. h), o di limitare o escludere la propria responsabilità in caso di inadempimento (art. 33 comma 2 lett. b), o ancora di scegliere un Tribunale diverso da quello competente e più vicino al consumatore (art. 33 comma 2 lett. u).

Tutte clausole presenti nelle condizioni d’uso imposte da Whatsapp ai propri utenti.

Possiamo dirlo perché esse sono state effettivamente esaminate dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato italiana (AGCM) che l’11 maggio scorso con il provvedimento 26596/2017 ha deliberato che… parte delle condizioni d’uso del servizio di instant messaging Whatsapp fossero da ritenersi vessatorie.

Ad esempio, le condizioni d’uso imposte da Whatsapp indicano quale Foro competente per le controversie il Tribunale Federale degli Stati Uniti della California Settentrionale: è chiaro come una clausola di questo genere faccia platealmente cadere qualsiasi “voglia di ottener giustizia e far causa” ad un cittadino italiano che abbia subito un danno nell’utilizzo del servizio. Semplicemente perché far causa sarebbe troppo costoso.

Le clausole considerate vessatorie ex art. 33 del Codice del Consumo sono nulle, più precisamente è come se non esistessero: il legislatore ha infatti voluto proteggere radicalmente i consumatori da patti contrattuali imposti dalle aziende o dai professionisti, a volte palesemente svantaggiosi se non addirittura dannosi per i consumatori medesimi.

Il fatto è che, però, il consumatore potrebbe non sapere (anzi, quasi sempre non sa) che queste clausole sono nulle. Potrebbe credere al contratto ed essere sviato.

Ad esito dell’istruttoria, l’AGCM ha infatti condannato Whatsapp alla pubblicazione del provvedimento che dichiara la vessatorietà di parte delle clausole contrattuali che regolano il servizio, al fine di informare i consumatori dell’avvenuta lesione dei loro diritti, con minaccia di applicazione di una multa (tra i 5mila ed i 50mila Euro) in caso di inottemperanza.

Non si tratta di una sanzione spaventosa. Tuttavia qualora analoga sanzione dovesse colpire operatori del digitale più giovani e meno solidi, essa potrebbe avere conseguenze maggiormente distruttive.

Occorre quindi porre davvero molta attenzione alla redazione dei termini e delle condizioni d’uso che regolano le transazioni sui portali online.

L’AGCM vigila e… non perdona (neppure i colossi della Silicon Valley).

 

Paola Pellini, avvocato in Milano, esperta di diritto dei contratti e delle società.