La Mafia? Almeno a tavola no, grazie.

La Mafia? Almeno a tavola no, grazie.

La Mafia? Almeno a tavola no, grazie.

Un invito a cena da rifiutare; tra moralismo e ragionevolezza, buon costume, ordine pubblico.

Che il “lato oscuro” della società rappresentato dalle grandi organizzazioni criminali abbia sempre esercitato (e continui a esercitare) una forte suggestione è un banale dato di fatto; non si spiegherebbe, altrimenti, la congerie di produzioni (per esempio cinematografiche e televisive), alcune delle quali assurgono senz’altro al rango di capolavori: da “Il padrino” (1972) a “C’era una volta in America” (1984), da “Quei bravi ragazzi” (1990) a “I Soprano” (1999-2007), e via discorrendo.

Naturale quindi che fervide menti imprenditoriali possano pensare di sfruttare il solco di questa suggestione così diffusa fra i consumatori e, fra questi imprenditori intraprendenti, c’è senz’altro l’iberica LA MAFIA FRANCHISES, S.L., che in data 30/11/2006 ha depositato il marchio grafico con elementi verbali: “LA MAFIA SE SIENTA A LA MESA” (la Mafia si siede a tavola), domanda nr. 5510921.

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Il marchio venne depositato per le classi merceologiche 25 (abbigliamento), 35 (servizi pubblicitari) e 43 (servizi di ristorazione) e l’ufficio marchi comunitario (ex UAMI, ora EUIPO) concesse la registrazione in data 20/12/2007; manco a dirlo, il marchio cominciò a spopolare in Spagna, fino a raggiungere la ragguardevole distribuzione territoriale attuale di una quarantina di fast food di alta fascia, che somministrano cibo italiano, ubicati dai Paesi Baschi fino a Gibilterra.

Avrebbe potuto trattarsi dell’ennesimo caso (commercialmente vincente) di “apologia” della Mafia, se non fosse stato che nel 2014 la Presidente della Commissione Antimafia Rosy Bindi indirizzò all’allora Ministro degli Affari Esteri Emma Bonino una protesta formale, in esito alla quale la Repubblica Italiana decise di adire l’EUIPO (per il tramite dell’Ambasciatore italiano a Madrid Pietro Sebastiani), affinché venisse dichiarata la nullità del marchio in questione.

Le argomentazioni avanzate dal nostro Paese, imperniate sulla tutela del buon costume così come dell’ordine pubblico, sono state tutte accolte dall’EUIPO, che ha disposto la cancellazione del marchio per nullità del medesimo. Il marchio, secondo la difesa dello Stato Italiano, manipolerebbe e distorcerebbe l’immagine estremamente positiva della cucina italiana e attribuirebbe una connotazione positiva e apologetica a una delle più pericolose organizzazioni criminali mai esistite in Italia e in Europa (Spagna inclusa).

Nell’Unione Europea, dunque, niente cene “in stile Soprano”, almeno per ora: la società titolare del marchio, infatti, ha già presentato appello contro la decisione di annullamento dell’EUIPO. Non è ancora detta l’ultima parola.